La nostra storia

statua

C’era una volta un giovane sarto che lasciò il suo paesello per andare a cercare fortuna a Parigi… Sembra l’incipit di una favola e invece è una storia vera. E’ la storia di Andrea Boscaini, lo storico ristoratore di Custoza che nel 1969 aprì con la moglie Luciana un’osteria in via Bellavista, a pochi passi da Villa Pignatti, l’antica e nobile dimora che ospitò imperatori, zar, re e principi durante il Congresso di Verona del 1822.

La bettola divenne nel tempo ritrovo dopolavoristico dell’Enal, l’Ente nazionale assistenza lavoratori, poi trattoria e infine, siamo ai nostri giorni, un delizioso ristorante: Locanda Vecchia Custoza. Un cammino di quasi mezzo secolo durante il quale alcune caratteristiche del locale sono rimaste costanti: l’ottima cucina, l’atmosfera amichevole, la suggestione del luogo e la stupenda veduta sulla sottostante pianura.

C’è un altro particolare straordinario che ha reso questo locale uno dei più caratteristici e originali della provincia: la frequenza di grandissimi artisti, giornalisti e scrittori di tutto il mondo. I quali, attirati a Custoza dalla ghiotta cucina del territorio, famigliarizzavano immediatamente con Andrea che li affascinava con la sua spontaneità e le sue storie.

Anche Boscaini era un artista. Del taglio e del cucito. Gli amici lo avevano soprannominato “Brusa Giachète”, ma con le forbici e l’ago ci sapeva fare. Si era perfezionato a Parigi dove aveva trovato lavoro da un sarto ebreo a Montmartre, quartiere, allora, abitato da artisti, molti dei quali squattrinati pronti a barattare disegni o quadri per abiti. “Il mio principale”, raccontò anni dopo Boscaini a Nello Finotti, “mi ospitò in un locale zeppo di quadri. Ce n’era uno che mi impressionò per un particolare: era una donna con il collo lunghissimo”. L’opera che accompagnò i sonni parigini del sarto di Custoza era un Modigliani.

Tornato ai suoi colli Andrea continuò per qualche tempo il suo lavoro di sarto. In casa gli capitava ogni tanto il compagno di baldorie Elia Paganella, un amico giornalista di Caselle che sul giornale per il quale lavorava, l’Arena di Verona, si firmava in Terza Pagina con lo pseudonimo di Jean Pierre Jouvet. Compagnone e buona bocca Andrea, lo era altrettanto Jouvet, intellettuale raffinato e amico dei grandi scultori che arrivavano a Verona per fondere i loro bronzi nelle fonderie artistiche veronesi, chi da Brustolin, chi da Bonvicini, chi da altri.

Fu così che nacque il grande sodalizio tra Boscaini e alcuni tra i più grandi artisti del ‘900. I quali, prelevati da Jouvet dopo il lavoro, passavano dalle vampe incandescenti della fonderia alle braci della griglia sulla quale arrostivano pollastri ruspanti e fette di polenta pronte ad accogliere sul loro caldo letto il salame casalìn di Andrea. E fu così, tra una mangiata in allegra e colta brigata e un invito a cambiar mestiere, che Brusa Giachète aprì l’osteria. Che continuò ad essere frequentata dagli amici artisti, maestri del calibro di Minguzzi, Marini, Berrocal, Ghermandi, Celiberti e Novello Finotti, il grande scultore, quest’ultimo, della porta accanto. Finotti, infatti, autore tra l’altro dei portali bronzei della basilica di Santa Giustina a Padova e delle sculture della tomba di san Giovanni XXIII, abita a Sommacampagna.

La giornalista veronese Marina Fracasso descrisse così la Locanda Vecchia Custoza nella guida “Il mangiar bene a Verona e dintorni”: “Anni addietro ebbi l’occasione di visitare una delle famose fonderie artistiche che sorgono nelle immediate vicinanze di Custoza. Un amico scultore mi invito all’Enal. Entrando, notai in un angolo una macchina da cucire e domandai come mai fosse lì. Mi spiegarono che il signor Andrea Boscaini, il proprietario, faceva il sarto e, a tempo perso, si divertiva a preparare da mangiare per gli artisti che, da tutta Europa, venivano a Verona per fondere le loro opere. Forse perchè la sua specialità era la cottura delle carni alla brace o forse per la professione, Andrea si era guadagnato dagli amici scultori il soprannome di Brusa Giachète. La piccola sala da pranzo, quattro tavoli in tutto, era affollata e vi aleggiava un’aria da bistrò bohemien. “Vedi quel signore anziano con l’aria burbera? E’ Mirò. E quello con il codino è Berrocal”. Il cibo e l’atmosfera mi parvero deliziosi”.

E’ ancora così. Sabina Boscaini ha ereditato la passione e l’entusiasmo del padre e li ha trasmessi ai figli Pietro e Gianmaria. Sono loro (sempre sotto l’occhio vigile di Luciana) che oggidì portano avanti la tradizione della ghiotta cucina del territorio e della piacevole ospitalità proponendo all’affezionata clientela i piatti, i prodotti e i vini tipici dei colli morenici, con un occhio di riguardo alla qualità e ai princìpi della moderna nutrizione. Le pareti sono tapezzate con le opere dei grandi artisti che in 50 anni si sono seduti ai tavoli della Locanda Vecchia Custoza. Sculture e bronzi raccontano l’affascinante storia del locale. E un manichino sartoriale, con una giacca cucita ma non finita, par che sia lì in attesa che Andrea Boscaini riprenda il lavoro.

Morello Pecchioli